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Salute: con la dieta mediterranea si allontana il rischio sordità

Una nuova ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston, pubblicata sull’American Journal of Epidemiology, mette in evidenza i benefici della dieta mediterranea rispetto alla prevenzione e al contrasto ai problemi causati dall’avanzare del tempo. La ricerca, in particolare, spiega come il nostro regime alimentare, tutelato dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità, sia in grado di contribuire a ridurre di un quarto il rischio di sviluppare problemi di udito legati all’età.

Con la dieta mediterranea, quindi, mangiare sano, mantenendo un buon equilibrio psicofisico, si traduce anche nella possibilità di poter contare su un udito migliore e il più a lungo possibile, a dispetto del passare del tempo. 

Non è la prima volta che viene analizzato il legame tra alimentazione e udito: in passato, numerosi studi hanno evidenziato come nutrienti specifici, per esempio i carotenoidi (contenuti in arance e carote), il folato (presente in legumi e verdure) o gli omega 3 (di cui è ricco il pesce) aiutano a proteggere l’udito dall’invecchiamento. 

Obiettivo specifico della ricerca realizzata dal team di Boston era quello di indagare il legame tra i problemi di udito e i modelli alimentari. La ricerca ha coinvolto oltre 3mila donne statunitensi sui 59 anni di età. I ricercatori hanno potuto valutare, in base alla dieta seguita negli ultimi 20 anni, quale regime alimentare si avvicinasse di più alla dieta mediterranea, o al regime Dash, sviluppato in America per prevenire l’ipertensione. Le partecipanti sono state sottoposte a un esame per valutare lo stato del loro udito, ripetuto a distanza di tre anni dall’inizio dello studio, per analizzare eventuali cambiamenti. Dall’incrocio dei dati sul regime alimentare seguito e sulle capacità uditive delle donne partecipanti, il team ha scoperto che le probabilità di problemi di udito sono risultate minori per chi seguiva un’alimentazione simile alla dieta mediterranea: analizzando le frequenze sonore medie, il rischio diminuiva del 30%, mentre era pari al 25% in meno, analizzando quelle alte, di solito le più compromesse dal trascorrere del tempo. 

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