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Lo Scienziato risponde

Domande & risposte con il Prof. Antonio Giordano

1. Prof. Giordano recentemente ha avuto molta risonanza la definizione di “scudo genetico” da lei utilizzato per definire l’insieme dei fattori che potrebbero avere contribuito a difendere il sud Italia dalla violenza del virus, che ha invece flagellato il nord. Quali sono i potenziali sviluppi dello studio sulla suscettibilità genetica sul quale è attualmente impegnato?

Dopo mesi di studi incessanti per poter caratterizzare i meccanismi molecolari del nuovo coronavirus Sars-CoV-2, oggi abbiamo una visione piuttosto chiara almeno riguardo la diversa sintomatologia ad esso correlata. L’infezione presenta un quadro clinico estremamente eterogeneo:

  1. può essere grave da causare la morte,
  2. lieve da sembrare una comune influenza stagionale e
  3. addirittura non mostrare nessun segno clinico, essere asintomatica.

Anche le possibili spiegazioni riguardo questo fenomeno possono essere varie:

  1. si è passati da una prima accusa di sottovalutazione del virus per poi arrivare
  2. ad una cattiva gestione del triage ospedaliero che ha reso le strutture sanitarie stesse focolai di infezione.
  3. Ancora c’è stata la diatriba su: morire “con” o “per” poichè la mortalità Covid-19 correlata colpiva principalmente le fasce più suscettibili di persone (anziani o pazienti affetti da altre patologie).

Attualmente, io ed i miei collaboratori abbiamo avallato l’ipotesi (e pubblicato sulla rivista Frontiers Immunology) che esista una forma di difesa stampata nel codice della vita. In particolare, riteniamo che esistano di una serie di varianti di geniche del gene HLA che potrebbero essere alla base della suscettibilità alla malattia da Sars-CoV-2 e della sua severità. Brevemente, gli antigeni leucocitari umani (HLA) sono geni che codificano per le proteine  responsabili della regolazione del sistema immunitario nell’uomo. Ovviamente, sono necessari ulteriori studi caso-controllo su larga scala per dimostrare questa correlazione, ma esistono solide basi per pensarlo.

2. Qual è la sua opinione in merito all’affermazione, molto discussa nel nostro paese, che il virus possa essere “clinicamente scomparso” in Italia?

L’attuale manifestazione clinica della Codiv-19 sembra essere decisamente meno aggressiva di quello che siamo stati costretti ad assistere fino a qualche tempo fa. Purtroppo non ci sono evidenze scientifiche che ci facciano supporre ad una mutazione virale favorevole. Quello che più probabilmente è avvenuto è una variazione della popolazione clinica. Le persone più a rischio, le fasce più suscettibili sono state tutelate. Contestualmente abbiamo imparato ad utilizzare migliori strategie terapeutiche ed ad intervenire più tempestivamente. Questo cambio della popolazione potrebbe far apparire l’attuale pandemia come una infezione più mite.

3. I dati sul coronavirus in Italia continuano a essere in forte miglioramento. Ha una base scientifica la correlazione tra minore carica virale e clima più temperato? In altre parole, l’arrivo imminente dell’estate ci sta dando una mano a sconfiggere Covid-19? 

Consiglierei di non affidarsi troppo all’aumento delle temperature. In effetti alcuni virus respiratori mostrano un andando stagionale con diffusione scarsamente efficiente in presenza di temperature più alte. I coronavirus tendono ad essere virus invernali. Nell’aria fredda e secca, i sottili strati di liquido che ricoprono i nostri polmoni e le vie respiratorie diventano ancora più sottili, e le ciglia che poggiano in quegli strati faticano ad eliminare virus e altre particelle estranee. Con caldo e con l’umidità dell’estate gli agenti patogeni hanno difficoltà a proliferare all’interno del tratto respiratorio superiore. Questo può dipendere sia dal virus stesso che resiste meglio in condizioni più umide sia da una minore efficienza del nostro sistema immunitario durante l’inverno. Sfortunatamente, ciò potrebbe non avere importanza per la pandemia di COVID-19; il nuovo virus si è diffuso rapidamente in paesi come Singapore (che è ai tropici) e l’Australia (che è ancora in estate). Credo che l’estate da sola non ci salverà, pertanto è auspicabile continuare ad attuare buone norme di distanziamento.

4. In Italia è prevista a breve la release dell’app Immuni. Nelle intenzioni del governo, dovrebbe servire alla gestione del contact tracing dei soggetti risultati positivi, nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. A suo avviso, è la strada giusta per la nuova fase di contrasto al contagio?

Si. Ritengo ancora assolutamente necessario attuare tutte le strategie possibili per monitorare ed arrestare la corsa virale. Se la popolazione comprenderà che siamo ancora in una fase di transizione ed attuerà tutte le regole di senso civico, si potrà cominciare a vedere una situazione in discesa.

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