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Lo Scienziato risponde

Domande & risposte con il Prof. Antonio Giordano

1. Quali sono i comportamenti da tenere durante la Fase 2 per contenere il rischio contagio?

La situazione epidemiologica correlata alla diffusione del virus Sars-CoV-2 si sta lentamente modificando e nei giorni scorsi si è passati alla fase 2. Anche in questa fase 2 occorre osservare alcune importanti regole per prevenire il contagio e limitare il rischio di diffusione del nuovo coronavirus; c’è bisogno dell’impegno di tutti, partendo da alcune regole di comportamento. Contenere il coronavirus è una responsabilità collettiva. Le prime regole che dobbiamo sempre rispettare sono limitare gli spostamenti e i contatti sociali. I contagi da coronavirus, infatti, non sono una questione individuale, ma collettiva; anche se si rientra in una delle fasce considerate “non a rischio”, che in larga parte presentano sintomi lievi se contagiate, la possibilità di trasmettere il virus a qualcun altro di più esposto è reale e concreta.

2. Per quanto tempo un asintomatico ma positivo resta infettivo per altre persone?

Solo il tampone può davvero rivelare se una persona si è negativizzata e, quindi, non è più contagiosa. Tutti i soggetti positivi, anche se poco sintomatici, o addirittura privi di sintomi vanno considerati a rischio. Non abbiamo ancora un dato preciso a riguardo. Certamente indagini sistematiche compiute attraverso i tamponi possono offrirci un dato sulla tempistica; al momento vi è ancora incertezza, sebbene la durata del contagio sia sicuramente più di una settimana.

3. L’utilizzo della mascherina è necessario a prevenire il contagio?

In questa fase 2 è ancora più importante utilizzare la mascherina perché potenzia gli effetti di altre misure di distanziamento sociale. La mascherina non deve necessariamente arginare ogni singola particella virale, ma più ne blocca più si riduce la diffusione del virus. Infatti, gli effetti complessivi dell’uso delle mascherine nella popolazione generale dipendono dall’efficacia della mascherina e dalla percentuale della popolazione che la utilizza.

4. Cos’è l’immunità di gregge?

L’immunità di gregge si ottiene quando un gran numero di persone sono immunizzate e/o vaccinate (nel caso appunto esista già un vaccino), contro un’infezione. Maggiore è il numero delle persone immunizzate, maggiore è l’efficacia del vaccino (laddove esiste), maggiori sono le possibilità che queste persone impediscono agli agenti infettivi di circolare. I vaccinati e/o gli immunizzati, infatti, non possono a loro volta contagiare altri impossibilitati ad essere vaccinati, come per esempio i neonati o i pazienti immunodepressi. Non conosciamo abbastanza il virus e non abbiamo compreso pienamente come agisca da un punto di vista immunologico, non sappiamo quanto duri una eventuale immunità, né se e come le sue mutazioni la possano eludere. Ogni virus, infatti, funziona diversamente nel corpo umano, stimolando un diverso profilo immunologico.

5. Il vaccino entro quando plausibilmente potrà essere pronto?

Nonostante la forte pressione esercitata dalla pandemia di COVID-19 e la speranza che ognuno ripone nella ricerca scientifica, il futuro utilizzo di un vaccino deve essere necessariamente preceduto da studi rigorosi che richiedono il tempo necessario per valutarne l’efficacia e la sicurezza. Ci sono tanti team che lavorano su approcci diversi, quindi, credo che scientificamente ci siano altissime possibilità di successo nell’ottenere un vaccino. Sono in corso di valutazione 83 potenziali vaccini Covid-19, di cui sette che sono stati ora approvati per i test sull’uomo attraverso studi clinici. Lo sviluppo del vaccino è un lungo processo che normalmente richiede più di 10 anni ed un costo di centinaia di milioni di euro. Gli studi clinici che richiedono molti anni di test su migliaia di persone iniziano normalmente dopo circa 2-5 anni di ricerche iniziali sulla risposta immunitaria. Sono necessari, poi, un altro paio di anni di studi preclinici che coinvolgono i test sugli animali. Se il vaccino risulta sicuro ed efficace, deve superare i requisiti normativi e ottenere l’approvazione. Anche una volta completato, il processo di produzione e consegna di un vaccino è costoso e complesso, richiedendo strutture specializzate altamente regolamentate. Nell’attuale crisi, è stato proposto un nuovo calendario da 12 a 18 mesi, con team di tutto il mondo che lavorano con velocità crescente per trovare un candidato efficace. Una volta trovato un vaccino efficace sarà necessario sviluppare la capacità di produzione globale.

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